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Le bambine dimenticate - Recensione

SCHEDA DEL LIBRO

TITOLO: Le bambine dimenticate
AUTORE/AUTRICE: Sara Blaedel
EDITORE: Fazi Editore - Darkside
PAGINE: 285
GENERE: Thriller - Giallo
PREZZO: eBook € 6,99- Brossura 15,00 
FORMATO: Cartaceo - eBook
DATA DI USCITA: 13 aprile 2017
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Il cadavere di una donna viene ritrovato in un bosco. Una lunga cicatrice sul volto dovrebbe facilitare l'identificazione, ma nessuno ha denunciato la scomparsa. Nel ruolo di nuovo capo del Dipartimento Persone Scomparse, Louise decide di far circolare una fotografia della vittima, nella speranza di trovare qualcuno che la conoscesse. Funziona: una donna anziana la riconosce. È Lisemette, una bambina di cui, molti anni prima, si occupava all'interno di un centro di salute mentale. Come le altre bambine dell'istituto, anche Lisemette era stata abbandonata dalla famiglia ed etichettata come "bambina dimenticata". Ma Louise presto fa una scoperta ancora più agghiacciante: Lisemette aveva una sorella gemella, ed entrambe erano state dichiarate morte più di trent'anni prima. L'indagine porta Louise nei pressi della casa dov'è cresciuta, e prende una svolta inaspettata...
Louise Rick fa parte della nuova unità del Dipartimento Investigativo che si occupa di persone scomparse. Il primo caso che la ritrova coinvolta insieme al collega Eik Nordstrøm è quello legato ad una donna ritrovata morta nei boschi, precisamente nei dintorni del lago Avnsø. Gli indizi utili sono ben pochi ma del tutto rilevanti. Pare infatti che il decesso sia avvenuto dopo una violenza sessuale e oltretutto la vittima presenta delle gravi cicatrici che partono dalla spalla fino a sfigurare gran parte del volto.
Viste le scarse piste, si tenta di ottenere informazioni tramite il riconoscimento fotografico, cosa che si rivela essere utile. Un’anziana donna testimonia invero di ricordare una bambina chiamata Elise con la stessa cicatrice morta 30 anni prima. La ragazzina era in cura presso l’istituto psichiatrico infantile chiamato “Eliselund”, dove l’anziana signora lavorava come assistente sanitaria. Il mistero si infittisce quando si viene a scoprire che Elise aveva una sorella gemella di nome Mette pressoché inseparabile, tant’è vero che le due venivano soprannominate “Lisemette”, quasi come fossero un’unica persona. Costrette a sopravvivere all’interno di quella struttura dalle condizioni altamente discutibili, vennero considerate delle “bambine dimenticate” perché abbandonate dai genitori a causa della loro instabilità mentale. Le piccole completamente abbandonate a loro stesse, morirono di polmonite in giovane età una dopo l’altra a distanza di pochi minuti. Ma il corpo trovato nel bosco è di una donna…come è possibile che la vittima fosse proprio Elise se è deceduta circa 30 anni fa? E se è veramente lei, che fine ha fatto la gemella Mette?
Louise ed Eik proseguono la loro ricerca grazie ad altri testimoni che riescono a riportare alla luce vecchi fatti insabbiati. Nello stesso istante, come se non bastasse, sulle rive dell’Avnsø crescono come funghi altri stupri finiti con la morte o quasi.
Un Thriller nordico intriso di violenti omicidi che di lì a poco si vanno a proliferare all’interno dei fitti boschi della Danimarca, accompagnati dalla giusta dose di orrore tipica dei vecchi ospedali psichiatrici. Un pizzico di vicende sabotate all’interno del clima famigliare che gira intorno ai protagonisti del dipartimento poliziesco poi, solletica non poco forte curiosità. Per saperne di più dovremo indubbiamente leggere i successivi volumi che usciranno prossimamente.

Si tratta di un’opera di fantasia, ma l’autrice ammette a fine volume che alcuni fatti avvenuti negli ospedali danesi provengono da fonti certe. Probabilmente l’unica cosa che mi ha trascinata lungo la lettura è stata proprio l’atmosfera orrorifico ospedaliera che porta questo romanzo Thriller a sfociare in qualche riva goticheggiante. Tralasciando questo, sono sincera: non mi ha lasciato nulla. La cosa è alquanto sorprendente visto che solitamente vengo rapita dai thriller così misteriosi e tenebrosi. Il ritmo è alquanto incalzante, ma ho percepito la dinamica legata ai personaggi principali troppo stantia e fredda. È come se non mi sia andato giù il fatto che i personaggi principali fossero legati al dipartimento di polizia e non alle vittime. Forse questa mia impressione può essere giustificata dal fatto che non sapevo che questo fosse il primo numero di una serie di libri. Avrei dovuto immagine la storia come “il caso del giorno”, un po’ come avviene con le storie di Agatha Christie connesse al carismatico e affabile Poirot. Pensando a Poirot però credo che le divergenze siano evidenti, visto che come ho specificato, è un personaggio che può attrarre il lettore. Questi protagonisti invece li ho trovati pressoché piatti e non collegati a dovere tra di loro.  
La nota che mi ha lasciata ancor più con l’amaro in bocca è stato il finale veramente troppo lineare e privo di emozione. Posso confermare però che questo è puramente un parere personale, visto che le critiche legate a questo libro sono state oggettivamente molto positive. Ad ogni modo, nessuno me ne voglia, ma non credo che proseguirò la lettura con i volumi successivi. 

With love,






Absence - Recensione

SCHEDA DEL LIBRO

TITOLO: Absence - Il gioco dei quattro
AUTORE/AUTRICE: Chiara Panzuti
EDITORE: Fazi Editore, collana LainYa
PAGINE: 350
GENERE: Young Adult Fantasy Paranormal
PREZZO: eBook € 6,99 - Copertina flessibile 15,00 
FORMATO: Cartaceo - eBook
DATA DI USCITA: Giugno 2017
ACQUISTA IN SCONTO SU AMAZON:  QUI.


Viviamo anche attraverso i ricordi degli altri. Lo sa bene Faith, che a sedici anni deve affrontare l'ennesimo trasloco insieme alla madre, in dolce attesa della sorellina. Ecco un ricordo che la ragazza custodirà per sempre. Ma cosa accadrebbe se, da un giorno all'altro, quel ricordo non esistesse più? E cosa accadrebbe se fosse Faith a sparire dai ricordi della madre?


Il tema portante che viene affrontato in questo libro è molto profondo e moderno: l’assenza. Questo termine può essere interpretato in modi differenti: non esserci, non essere presenti, scomparire, morire.  Chiara Panzuti con il suo libro ha voluto portare alla luce tutti questi sinonimi. Essere assenti però il più delle volte può essere una conseguenza di quello che ci capita attorno.

Faith è una ragazza “assente” nella sua vita di tutti i giorni: non è la punta di diamante della propria classe, non è importante ciò che pensa né come agisce e non sembra brillare di luce propria. Nonostante ciò, Faith ha una mamma incinta della propria sorellina che stravede per lei e questo sembra colmare tutto il suo vuoto. Ad un certo punto però la nostra protagonista diventa completamente assente: nessuno riesce più a vederla, tanto meno sua madre che come se non bastasse, si è completamente dimenticata della sua esistenza. In questo momento Faith comprende a fondo il vero senso della sparizione, del non essere presenti nemmeno visivamente per qualcuno. Da qui parte la sua ricerca per ritornare a essere visibile al mondo intero o quanto meno per l’unica persona che l’ha sempre fatta sentire presente. Faith però non è “sola” nella sua assenza. Ben presto infatti si forma il quartetto principale di individui invisibili che compone la storia: Faith, Jared, Scott e Christabell.  Tutti soggetti che nella vita reale erano insoddisfatti e poco visibili, proprio come Faith. 
In questa invisibilità la nostra protagonista riesce a trovare almeno un appiglio, visto che nasce un grande feeling con Jared, la sua bussola, colui che la fa puntare sempre verso il nord. I protagonisti vagano tra mille peripezie cercando con i pochi strumenti che gli vengono forniti di “tornare a vedere e ad essere visti”, partendo per viaggi ignoti in giro per il mondo fino ad arrivare a De Quito e in Cile.
Absence è solo il primo capitolo di una trilogia che parla della nostra invisibilità, perché non sempre quello che vediamo lo guardiamo come in realtà dovremo fare.

Da come si è potuto intuire, il punto di forza di questo romanzo viene dato dalla profondità dei sentimenti, dai simbolismi e dall'introspezione dei personaggi principali. Tuttavia ci sono anche altre peculiarità che danno a questo romanzo una marcia in più. Mi riferisco alla caratterizzazione dei personaggi e allo stile di scrittura.
I personaggi sono molto reali. La loro caratterizzazione è svolta in modo egregio e i loro modi di agire si incastrano perfettamente tra di loro. Jared è razionale, gentile e fortemente determinato a proseguire la ricerca; Scott è ironico, apparentemente superficiale e attratto dal gentil sesso; Christabell è un’inguaribile pessimista irritabile e poi c’è Faith, probabilmente l’unico personaggio un po’ più difficile da inquadrare, fortemente ancorato alla sua famiglia e ai suoi pensieri interiori.

Come ho specificato il secondo punto focale è lo stile di scrittura. L’autrice opta per la poesia e ci si butta a capofitto nella sua opera. Ogni singola frase sembra essere ricamata da mani amorevoli e intrise di sentimento. Reputo che questa caratteristica può essere apprezzata o meno a seconda del nostro modo di vedere le cose. Per quanto mi riguarda amo i simbolismi struggenti, ma mi è sembrato un po’ eccessivo rendere la trama intessuta al millesimo paragrafo con questo stile. Ovviamente questo è un giudizio personale. J

With love,